Il Gabon sceglie l’ecoturismo

Un progetto ambizioso

da vglobale.it

Il biologo Roberto Cazzolla Gatti esplorerà il Gabon con la Figet per proteggere la foresta tropicale africana e le cascate Kongou. Il percorso dell’itinerario è quasi del tutto inesplorato: stando ai dati storici è stato percorso in parte solo da due occidentali negli ultimi tre secoli

Da molti anni una piccola fondazione italo-gabonese denominata Fondation Internationale Gabon Eco-Tourisme (Figet), promuove l’ecoturismo in una delle aree più selvagge dell’Africa centrale (all’interno del Parco nazionale dell’Ivindo, in Gabon) per proteggere gli ultimi lembi di foresta vergine scampati alla distruzione e la loro straordinaria biodiversità. Per gennaio 2015 la fondazione ha organizzato una straordinaria missione esplorativa per individuare un nuovo itinerario lungo 100 km, che parte dalle cascate Kongoue (dove la Figet ha allestito un eco-campo che ha salvato le cascate dalla costruzione di un’enorme diga da parte di una compagnia energetica cinese) e si sviluppa nella preziosa foresta tropicale del parco, sino a raggiungere la baia di Langoue dove si rifugiano gorilla, antilopi ed elefanti.

Il ricercatore in ecologia e biodiversità, biologo ambientale ed evolutivo, dott. Roberto Cazzolla Gatti è stato incaricato dalla Figet di coordinare l’esplorazione e la realizzazione dell’itinerario (quasi del tutto inesplorato: stando ai dati storici è stato percorso in parte solo da due occidentali negli ultimi tre secoli), di raccogliere materiale video-fotografico e informazioni ecologiche/geografiche e di formare alcune eco-guide locali che accompagneranno i turisti avventurieri. L’obiettivo è garantire un flusso moderato e sostenibile, ma costante, di piccoli gruppi di ecoturisti la cui presenza possa disincentivare la deforestazione e fungere da deterrente per il bracconaggio.
Nella zona, ogni anno, decine di elefanti e gorilla vengono uccisi da bracconieri locali e occidentali e centinaia di ettari di foresta si trasformano in segatura. Inoltre, il progetto prevede un ritorno economico per molti abitanti del vicino villaggio di Makoku e, grazie alle donazioni, è già stato possibile realizzare una prima parte dell’impianto elettrico a celle solari per le abitazioni locali. Parte dei fondi raccolti nei prossimi anni, oltre all’ecoturismo, sarà investita nell’educazione sanitaria e ambientale della popolazione locale, nelle infrastrutture ecocompatibili per i villaggi limitrofi al parco e per la tutela dei popoli indigeni (riconoscimento dei diritti dei pigmei presenti nel parco). Infine, il nuovo mercato ecoturistico permetterà di assumere come guide ex-bracconieri pentiti (ne sono già stati assunti dalla fondazione 4 negli ultimi anni).
Conservazione della Natura, miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali e ricerca scientifica saranno parte di una nuova idea per tutelare, allo stesso tempo, l’uomo e l’ambiente di una delle zone più belle e minacciate della Terra.
La Figet è una fondazione piccola, senza sussidi statali o di sponsor, composta da poche persone volontarie e che impiega prevalentemente personale locale, investendo i propri soldi solo per azioni concrete. Nessun membro della fondazione ha stipendio o viene retribuito e, spesso, non riceve persino i rimborsi spese per viaggi e attività, contribuendo di tasca propria. Ad esempio, per tutta la durata del progetto, l’esplorazione del sentiero, il coordinamento dell’ecoturismo e la formazione delle guide che verranno svolte in due periodi di 30 giorni durante i prossimi anni, il ricercatore e i suoi collaboratori non saranno retribuiti in alcuna forma. Tutti i fondi che la Figet raccoglierà saranno interamente investiti per il progetto. A sostenere l’impresa ci saranno solo la passione e coloro che vorranno supportare l’idea in maniera semplice, trasparente e diretta.

Per finanziare il progetto, in questi giorni, è stato attivato un piccolo crowfunding, mentre per marzo 2015 saranno organizzate, a Milano, un’asta di opere d’arte e, su scala internazionale, una piattaforma per la raccolta fondi.
Nei prossimi giorni sarà anche avviato un live blog dove poter seguire i dettagli della preparazione e lo svolgimento dell’esplorazione.