Diossine: un pericolo diffuso

Le fonti del composto killer sono più numerose di quelle che crediamo

Le diossine sono composti eterociclici aromatici a 4 atomi di carbonio, che vengono prodotte quando il materiale organico è bruciato in presenza di cloro, sia esso cloruro inorganico, come il comune sale da cucina, sia presente in composti organici clorurati. Esse si generano anche in assenza di combustione, ad esempio nella sbiancatura della carta e dei tessuti fatta con cloro e nella produzione di clorofenoli, specie quando la temperatura non è ben controllata. Può essere il caso della produzione degli acidi 2,4-diclorofenossiacetico e 2,4,5-triclorofenossiacetico, noti diserbanti.

Si tratta di potentissimi cancerogeni e mutageni chimici che agiscono a livello somatico che a livello germinale. Un tipico sintomo dellesposizione iniziale è leruzione di cloracne (acne pustolosa che colpisce soprattutto i bambini), mentre a lungo andare la formazione di tumori diventa più probabile. Basti ricordare il disastro di Seveso, per il quale ancora si contano le vittime.

Eppure, soluzioni alternative ce ne sono ma, godono di minori finanziamenti, forse perché non fanno gola agli imprenditori. Perché, secondo le aziende, recuperare (un recupero privo di energivoria) non è così redditizio come distruggere. Forse un po tutti, compresi gli ingegneri inventori di macchine distruggi-rifiuti, dovrebbero finalmente convenire che lunica strada è quella del limitare la produzione e favorire il recupero della materia.

Ma di diossina, questo bisogna dirlo, più o meno consciamente noi ne produciamo tanta. Certamente più di quella emessa dal DISMO. Basti pensare allassurda pratica dei contadini nostrani di bruciare le stoppie e gli scarti agricoli oppure, a tutti coloro che possiedono in casa una caldaia a cherosene ed a Gioia sono in molti. Ma anche al traffico automobilistico ed alle industrie che cingono le città.

Per essere credibili nella lotta per la tutela dellambiente e della salute pubblica, tutti noi dovremmo essere un po più coerenti, rinunciando a piccole e sbagliate abitudini quotidiane. Basterebbe iniziare col fare la spesa a piedi o in bici, usando sacchetti in tela o juta ed evitando di acquistare cibi con decine di imballaggi o che provengono da chilometri di distanza. Ma anche, verniciando le case con tinture biodegradabili o smettendola di acquistare un telefonino nuovo (con annessa batteria ricca di metalli pesanti) al mesee così via. Insomma, basterebbe una vita più sobria che garantisca a tutti unesistenza degna di esser vissuta, evitando, così, di trascorrerla tra un ambulatorio e laltro.

Tutto questo potrebbe portarci a non avere bisogno di inceneritori, di DISMO e di quantaltro cerca di porre un rimedio ai nostri danni, creandone certamente degli altri, a volte, peggiori.

Pubblicato su Il Levante del 10/12/2007