Le aree strettamente protette russe hanno perso 1,5 milioni di campi da calcio di foreste boreali in 20 anni

Un nuovo studio suggerisce che il disboscamento, oltre agli incendi, è la causa più probabile della deforestazione che sta minacciando pesantemente la biodiversità russa e che emette gas serra anche in aree rigorosamente protette

Sebbene il degrado delle foreste, il disboscamento e gli incendi siano piaghe ben note per le aree tropicali, questi rappresentano una seria minaccia anche per le foreste boreali, contribuendo in modo significativo alle emissioni globali di gas serra. In Russia, la taiga preserva la biodiversità, ospita specie endemiche, immagazzina carbonio ed è abitata da popolazioni indigene. Le foreste russe contengono, sopra e sotto il suolo, quasi il 50% del carbonio terrestre dell’emisfero settentrionale. Tuttavia, negli ultimi anni, vaste aree di foreste boreali russe sono state danneggiate da diversi fattori, principalmente da disboscamento e incendi, che hanno portato a una significativa perdita di vegetazione naturale anche nelle aree protette, come dimostra una nuova ricerca.

Fonti ufficiali attribuiscono l’enorme perdita di foreste in Russia principalmente agli incendi e sostengono che la loro fluttuazione sia dovuta ad anomalie climatiche, sebbene sia stato dimostrato che oltre l’87% degli incendi nella Russia boreale sono appiccati dall’uomo. Ora, un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment dal titolo provocatorio “La cortina di fumo delle aree protette della Russia” (The smokescreen of Russian protected areas, https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2021.147372) mostra le ancor più drammatiche evidenze che, anche nelle duecento zone russe a più alta protezione, oltre 2 milioni di ettari di foreste e vegetazione naturale sono andate perse tra il 2001 e il 2018.

La ricerca guidata da Roberto Cazzolla Gatti, professore associato presso l’Istituto di Biologia della Tomsk State University in Russia, aveva l’obiettivo di comprendere quanto le aree protette russe contribuiscano efficacemente alla conservazione biologica e siano in grado di ridurre la perdita di foreste all’interno dei loro confini. Per la prima volta, gli scienziati hanno analizzato le serie temporali di perdita arborea e incendi più lunghe disponibili (2001-2018) in 201 aree protette russe, dove non dovrebbe essere consentita alcuna attività (e impatto) dell’uomo.

“Studiando gli andamenti temporali della perdita forestale – ha dichiarato il prof. Cazzolla Gatti – abbiamo ipotizzato che l’incendio incontrollato dovrebbe risultare come la causa principale della minima perdita di alberi prevista nelle aree a più alta protezione della Russia e che il disboscamento, poiché vietato in queste aree, dovrebbe essere una minaccia minore. Invece, studiando le immagini satellitari siamo rimasti sbalorditi nello scoprire che il fuoco ha contribuito solo in parte a questa perdita di foreste e non è stato il fattore principale”. Infatti, da un’analisi dettagliata annuale dei dati rilevati dai satelliti, il biologo e i suoi colleghi Alena Velichevskaya e Anastasia Dudko dell’Università statale di Tomsk, Luca Fabbio dell’Università di Trieste e Claudia Notarnicola dell’EURAC Research di Bolzano (Italia), sono stati in grado di valutare il potenziale contributo dovuto a cause “indipendenti dagli incendi”, che possono essere principalmente identificate nel disboscamento illegale (e “ai limiti della legalità”), anche in aree rigorosamente protette.

I ricercatori hanno scoperto che, in 15 su 18 anni, una perdita di foresta non correlata agli incendi è stata una delle principali cause di disboscamento nelle aree strettamente protette e ha raggiunto un picco negli ultimi anni, tra il 2013 e il 2018. Complessivamente, delle 201 aree rigorosamente protette della Russia, 135 hanno subito una notevole perdita di foreste tra il 2001 e il 2018. In 34 di esse, la perdita di vegetazione naturale è stata superiore a 10.000 ettari e gli incendi sono stati la causa principale solo in alcune zone. Nella maggior parte delle aree ad altissima protezione, gli incendi hanno contribuito alla perdita totale di foreste per circa il 50% e l’altrà metà della riduzione delle foreste è dovuta ad cause diverse dagli incendi, come il disboscamento.

“Dal nostro studio – ha concluso il prof. Cazzolla Gatti -, appare chiaro che la scomparsa di milioni di ettari di foreste nelle aree protette russe potrebbe aver contribuito in modo significativo al cambiamento climatico e al declino della biodiversità. Sfortunatamente, la domanda locale e internazionale di risorse forestali sta favorendo l’intensità dell’attività di deforestazione. Paradossalmente, la fauna selvatica è ancora più minacciata dal fuoco e dal disboscamento in aree rigorosamente protette perché le specie rare vivono e vengono preservate, principalmente, proprio all’interno dei loro confini. I nostri risultati confermano che, nonostante i proclami mediatici, negli ultimi anni in Russia sono stati fatti pochi passi in avanti per la conservazione delle aree protette. Considerato che la maggior parte delle cause di deforestazione che abbiamo rilevato sono legate alle attività umane, la situazione potrebbe essere controllata attraverso una migliore gestione e politiche volte ad aumentare l’efficacia nella protezione di queste importanti aree naturali e della loro preziosa biodiversità”.

Per maggiori informazioni: Cazzolla Gatti R., Velichevskaya A., Dudko A., Fabbio L., Notarnicola C. (2021). The smokescreen of Russian protected areas, Science of The Total Environment, 147372, https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2021.147372

Ufficio stampa della Tomsk State University, Russia